Il blog di videogiuochi che non stavate aspettando altro

Una storia di candele affettate ovvero i Belmont sono come i Forrester ovvero la storia di Castlevania

Alla luce del fatto che la Romania sta diventando il gold standard videoludico del ventunesimo secolo, mi sembra giusto omaggiare questo ridente paese rivivendo insieme a voi una delle saghe più longeve e famose di sempre. Andate a comprare l’aglio al mercato, stiamo entrando nel mondo di Castlevania.

Nel 1986 il genere platform è ancora visto come un passatempo allegro e divertente. I salti di Super Mario impazzano nelle sale giochi, tutto è mamma mia, let’sa go… Proprio nel momento più gioioso, mentre il nostro amico idraulico sta baciando la sua Peach, Konami spalanca le porte dell’Inferno.

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Canvas Rider, il minimalismo di qualità

Uno dei paradigmi più efficaci per giudicare un prodotto videoludico potrebbe essere il rapporto inversamente proporzionale tra il numero di comandi necessari a controllare il proprio alter-ego e la quantità di divertimento garantita dal prodotto stesso. In poche parole, che ne so, Red Steel per Wii, nonostante il coraggio e l’innovazione, è un gioco di merda perché sovraccarica il controller con una varietà di combinazioni di comandi noiosa e irritante, roba che per lanciare una granata devi premere tre tasti insieme su due periferiche diverse e al contempo fare un movimento accurato, mentre Fruit Ninja, accontentandosi delle gesture che qualunque scimmia in possesso di un iPad può intuire, riesce a far divertire un sacco la gente nel tagliare la frutta a pezzi – io ODIO tagliare la frutta, cioè fare la macedonia è un dito al culo, mi sfugge sempre il coltello, spreco un sacco di frutta lasciandola attaccata alla buccia, mi cascano i pezzi di frutta per terra perché sono scivolosi e soprattutto mi urta la sensazione di appiccicaticcio che ti resta sulle mani dopo che li manipoli.

non è come fruit ningia

Fare la macedonia fa schifo, altro che Fruit Ningia da scimmie.

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L'auto fellatio ai tempi del blogging

Non ho mai avuto una grande considerazione di chi legge i blog, o meglio, non ho mai avuto una grande considerazione delle connessioni di chi legge i blog.
Sintetizzando, ho sempre pensato che i “followers” d’ogni web-log che non fosse a tema “moda”, in verità non avessero abbastanza banda e/o abbastanza pazienza per misurarsi con il buffering di 4tube e similari dunque, tediati dall’attesa, si dilettassero consultando siti dal contenuto principalmente testuale, senza alcuna garanzia sulla qualità dell’informazione ivi contenuta.
Finché un giorno, mi son ritrovato tra le loro fila, intrigato da questo “Gioca Giué”.

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Tutta colpa del Millennium Falcon ovvero la seconda parte della storia degli sparatutto

Se non vi è venuta la nausea volando sulle astronavi anni ’80, gli shoot ‘em up della  decade successiva vi torceranno letteralmente le budella.

Ripartiamo dalle basi

Dopo aver raggiunto un ragguardevole livello di innovazione con R-Type, per molto tempo gli shoot ‘em up vedranno una battuta d’arresto.

Lo dimostra il fatto che il primo sparatutto degno di nota che incontriamo negli anni ’90 non porta niente di nuovo al genere, tuttavia sarà molto apprezzato dal pubblico.

Sto parlando di Raiden. La Tecmo ci porta questa volta sulla Terra invasa da alieni che  guidano caccia da combattimento e altri mezzi corazzati, disegnati con poca fantasia. Il gioco riscuote parecchio successo, Raiden diventa il cabinet d’elezione degli stabilimenti marittimi. La fila è lunga e i ghiaccioli si sciolgono in fretta. Dopo anni sono arrivato alla conclusione che a decretare il successo di questo titolo furono la grafica e soprattutto il power up dell’arma laser che lo faceva diventare una spece di fettuccina gigante in grado di incenerire qualunque cosa le si parasse davanti.

In quest'immagine non si vede benissimo, ma dall' astronave parte una specie di pappardella azzurra. Quello era il laser alla massima potenza in Raiden

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Player One, ovvero: Vattel' appià 'nder cool!

E insomma, succede che a un certo punto ti arrivano richieste di collaborazione.
Me ne arrivano anche a lavoro e di solito le accanno con un “Muori”, perché la professionalità innanzi tutto.
Ma quando arrivano sulla mail di Gioca Giuè (o, in questo caso, sulla pagina FB), considerando che i Blasonati Autori sono tutti dei pigri di merda (tranne Te Sbundle. Te Sbundle <3 ), che fai, gli rispondi “Muori”?.
No.
Quindi eccoci di nuovo a sfruttare i calli da tastiera di gente sconosciuta per riuscire, un giorno, ad avere CENTOMIGLIONI di visite giornaliere → Mettere su la pubblicità → ??? → Profit.

L’articolo che potrete leggere prendo il tasto per leggere l’articolo è dell’ottimo chaoz. Dico ottimo anche se non ho idea di chi sia. E magari nella vita reale è un violentatore di beagle salvati dal Green Hill. Tipo che li ha adottati tutti per poi farne voi-sapete-cosa.
Però scrive bene e scrive di cose giuste e che personalmente trovo Condivisibili, con la C maiuscola della Grande Spocchia del Nerd Quello Vero Cresciuto nella Sfiga e nei Soprusi degli Amichetti che Già Fumavano alle Elementari. Il nerd quello underground, perché overground il sole fa riflesso sul monitor.
Ma lascio a lui la parola, anche perché ne usa una in particolare, “bildungsroman”, che non so cosa voglia dire ma sono abbastanza sicuro che, se recitata in un certo modo, evochi gli spiriti dei nazisti fuggiti in Brasile, ora divenuti cyborg senz’anima.

Copons

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