
Dark Souls
S’è detto e s’è scritto di come i videogiochi ci permettono di affrontare la morte con un sorriso, con una bestemmia o con la consapevolezza che rinasceremo più o meno ganzi come in una religione da musi gialli. Che difatti sono i creatori di Dark Souls. Che difatti è il seguito di Demon’s Souls. Massì, quel gioco DIFFICILE dove la scritta SEI MORTO! ti appare su schermo con la frequenza della coscia della Brambilla in periodo pre-elettorale e dove non è che diventi “bravo”, ma diciamo che impari uno schema a memoria e lo ripeti all’infinito. Che nei videogiochi vuol dire che diventi bravo. Ecco, Dark Souls è uguale solo non uguale: è un finto open world, Soul Reaver docet, è un po’ meno frustrante di Demon’s Souls, ma non esente da bestemmie, c’ha una grafica e dei boss da paura, ma tutto questo non è importante. Nemmeno la grafica e i boss de paura. L’importante è che staiammorì. Muori nei fossi, muori con i demoni-toro, muori affogato, muori perchè un altro giocatore dieci volte più forte di te ha deciso che vuole la tua Umanità©, muori perchè un peone ti fa più male di quanto ti saresti mai aspettato visto che hai 40 livelli in più dell’ultima volta in cui ti ha fatto male.
Leggi il resto dell’articolo