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C’era una volta una celebre rivista di videogiochi italiana.

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Un giorno, questa rivista di videogiochi italiana decise di recensire un celebre videogioco dal travagliato sviluppo.

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C’era una volta un celebre giornalista di videogiochi italiano, nonché celebre direttore esecutivo di un’associazione di videogiochi italiana e direttore di un celebre museo di videogiochi italiano.

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Un giorno, lo stesso giorno di cui dicevamo prima, questo giornalista di videogiochi si assunse l’onere di recensire il videogioco dal travagliato sviluppo in quanto pericoloso fanatico della celebre serie cinematografica Alien.

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Il pericoloso fanatico, quindi, decise di andare controcorrente rispetto al resto della critica mondiale per compiere un atto di sacrosanta giustizia verso quel videogioco così assolutamente meritevole di encomio.

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D’altra parte è pur vero che gli aggregatori di voti, tra cui annoveriamo il celebre Metacritic, sono ferali strumenti per la critica tradizionale e approfondita, ed è quindi giusto se non auspicabile attaccare il sistema e negare la validità quantomeno statistica della media dei voti di un videogioco. Anche se questo si pone in netta contraddizione con i pareri eufemisticamente negativi che lo stesso sviluppatore (celebre) ha inteso rendere pubblici sul videogioco in questione.

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Ma non è tutt’oro ciò che luccica, né tutto grasso ciò che cola, né il bacio è sempre un due punti rosa tra le parole “Aliens” e “Colonial Marines”.
La grafica del videogioco non è lo stato dell’arte dell’industria. Ma chissenefrega, gente, ci sono problemi peggiori da considerare. Per esempio il fenomeno delle scie chimiche: sono davvero dannose? Solo votare Beppe Grillo’s Movimento 5 Stelle (cinque stelle, come il voto in fondo a questa recensione, ops! spoiler) ci chiarirà questo dubbio.
Fortunatamente però, se la grafica in sé è scadente, l’attenzione ai dettagli del film di James Cameron e i cromatismi (in pratica bagliore blu, che è la faccia fantascientifica della stessa medaglia del bagliore marrone) sono talmente perfetti da sostituire pienamente le ormai sopravvalutate seghe.

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Ma Aliens: Colonial Marines brilla di luce propria e non solo blu, tanto da doversi considerare uno dei FPS di grosso calibro (come, ad esempio, Borderlands 2, dello stesso sviluppatore, che in esso ha profuso stessa cura e stesso dispendio di energie che in Aliens: Colonial Marines).
Il setting è explosive, d’altronde è Aliens, a authentic masterpiece of the science fiction worldwide, something you should be grateful to receive, something that when arrives you hear the typical cling cling cling and everybody happily drinks Moscato and eats the panettone (senza canditi) lying on the table.
La trama del gioco è perfettamente integrata nel canone ufficiale della serie (come ci spiega Game Front), tanto che bisognerebbe dedicare una statua, come minimo, a Gearbox per il rigore con cui hanno approcciato lo sviluppo. Anzi, non tanto a Gearbox, che si è limitata a masterizzare il gioco finito e a mandarlo a SEGA, quanto ai sempre grandi TimeGate, studio che si è occupato della maggior parte dello sviluppo del single player.
I prodi TimeGate sanno evidentemente farci: vai coi livelli (che il free roaming ci ha stufato e pure la struttura à la Half-Life è ormai démodé), armi personalizzabili e i personaggi, che singolarmente vorresti fucilare uno a uno, insieme funzionano. Come Phoebe di Friends, che da sola è noiosa, però poi integrata con le gag del gruppo è anch’essa un personaggio efficace.
Ringraziamo infine Halifax per l’eccezionale localizzazione (un unicum di questi tempi), perfetta per un authentic masterpiece del calibro del cameroniano Aliens.

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Lasciamo stare quindi l’indiscutibilmente ottimo single player e parliamo del multiplayer, perfetto innanzitutto perché, con la brillante scelta di far giocare in terza persona lo xenomorfo, ci evita la tanto vituperata motion sickness di quando corri sui soffitti e poi riatterri e corri ad abbracciare il ceramico trono (qualcuno ha detto AVP?!?).
Gli Alien, inoltre, hanno a disposizione una serie di upgrade quali: morso, artigli, bollaraggio, fuocopugno, calciorullo, doppioteam, fangosberla e danzapiume.

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Notiamo quindi che il paragrafo relativo al multiplayer era un puro e semplice divertissement, per evitare di rimanere troppo senza parole di fronte a una tanto abbacinante campagna in singolo.
Il consiglio è: piazzatevi comodi di fronte al 70” di vostro zio ricco, mettete i popcorn al caramello nel microonde, squagliate un po’ di fumo per aiutarvi con l’immersività, spegnete le luci, alzate il volume e giocate ad Alien Total Conversion.
Ciò vi farà dimenticare dello sviluppo di Aliens: Colonial Marines, di quanto TimeGate sia riuscito a produrre un gioco eccelso nonostante sia uno sviluppatore mediocre e di quanto gli unici due interessi di Gearbox erano: 1) Borderlands 2; 2) evitare di beccare una denuncia da SEGA per la mancata consegna di Aliens: Colonial Marines; 3) lo sviluppo di Aliens: Colonial Marines.
E vi farà dimenticare anche che il videogioco non è semplice tecnologia, ma la passione di gente che lavora, che paga le tasse, che la sera si vuole solo gustare un bicchiere di birra perlato di condensa e la domenica giocare a catchball con il figlio chiamandolo “campione”, di gente che se qualcosa va male affronta gli ostacoli della vita con umiltà, pudore e lo sguardo – un po’ accigliato, ci mancherebbe – proteso al futuro, il proprio e quello dei propri figli.

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Il voto, quindi, è cinque stelle. Come dicevo prima, cinque come le stelle del Movimento in cui confidiamo per una maggiore attenzione nei confronti degli sviluppatori di tie-in, da sempre bistrattati dallo strapotere delle banche e della casta.

A fronte di un articolo di tale spessore (etico, linguistico, giornalistico e olistico, come i croccantini che mangia il mio gatto) è inevitabile che l’inutile plebe non riesca a carpire la profondità e la quantità di livelli di lettura coinvolti.
Ecco il perché dei commenti negativi.

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Andy chiaramente non comprende nulla di quanto scritto dal nostro. Le sue critiche suonano tanto come quelle che i vecchi giocatori di ruolo degli anni ’70 rivolgevano alla trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson. “Ma come? Non c’è Tom Bombadil?”, “Ma come? Gli Elfi sono ricchioni?”, “Ma come? I Nazgûl bla bla bla?”.
Andy, dammi retta, spegni il cervello e divertiti ogni tanto! Bevi! Drogati! Vai a puttane! Ma smetti, ti prego, di scrivere su Internet.

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Antonio Filocamo pone l’accento, tra le altre sue opinioni futili, sull’intelligenza artificiale dei nemici. AHAHA, rido, caro Antonio Filocamo, di te e non con te!
Ma come? Ti professi fan della saga di Alien (anche se non pericoloso fanatico, quindi 2-1 per Riccardo \”Metalrick\” Accordi Marks) e non ti rendi nemmeno conto che nei film la da te tanto richiesta IA, nemmeno c’è!! Mi dispiace davvero essere io a dovertelo dire, ma… nei film i combattimenti sono tutti scriptati!

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Bah, Gennaro Tomma, il tuo commento è talmente inutile che neanche tenterò di farti capire perché sbagli.

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E finalmente Salvo Carrubba, una persona che comprende appieno il significato di opinioni. C’è chi dice male, c’è chi dice bene e in medio stat virtus. Bravissimo.

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Ecco quindi l’autore della recensione scagliarsi con durezza contro gli, lasciatemelo dire, idioti insolenti di prima.
Imparate a giocare, idioti insolenti, che è l’unica qualità indispensabile per avere un’opinione!
Che io lo so poi, che questi signori qui, che sputano sentenze nel web, poi tornano a casa e non sono capaci nemmeno di finire Ikaruga con un solo gettone.

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Aridaje, Gennaro Tomma. Faresti perdere le staffe anche a un santo! Ma chi sei? Ma cosa vuoi? Ma cosa implichi? Ma cosa accusi?
Ma per piacere, dai, chi ha aperto il cancello del canile??

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Il buon Valerio \”Revolver\” Pastore arriva provvidenziale come paciere. Lui non vorrebbe cancellare commenti, odia farlo. La domenica va in chiesa, si confessa 3 volte al mese e quando c’è il Telethon in tv dona anche 2€.
Ci spiega, infine, che ormai il pubblico dovrebbe essere sufficientemente scafato da capire che nel settore, nessuno si è mai arricchito a forza di mazzette dai publisher. Quindi basta parlare di corruzione, per Dio, omertà! Ma in senso buono, a difesa di coloro che ci proteggono laddove lo Stato non arriva!

Se andate ora (ore 12.33 del 18 febbraio 2012) sulla pagina della recensione ci sono altri commenti oltre quello di Valerio \”Revolver\” Pastore.
Manca però il mio, che è rimasto in coda di moderazione per tutto il weekend e ora non mi compare più, quindi presumo non abbia passato il rigoroso test per l’approvazione. Capisco.

Ma, come si dice, ccà nisciuno è fesso. E io, in previsione di ciò, una foto al mio commento l’ho fatta.

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È palese: il mio commento è così sovversivo da dover essere censurato. E questo nonostante io sia stato oltremodo cauto e implicito nell’esporre le (ovvie, per carità) implicazioni.
La cosa un po’ mi sorprende, specie considerando quanto il messaggio di scuse relativo alla questione Gioca Giuè VS Vigamus non sia stato altrettanto compreso (ma forse lì fummo davvero troppo criptici).

Fortunatamente qui su GG sono in territorio amico e dico il cazzo che mi pare.

Sarà pur vero che nessuno si sia direttamente arricchito a forza di mazzette (non ne ho idea, per la verità, ma lo diamo per buono).
Ma non è ugualmente vero che tenendosi “amici” alcuni nomi è possibile ottenere un certo tipo di “favori” che in altri casi non sarebbero concessi?

Facciamoci due conti: Halifax è il distributore italiano di Aliens: Colonial Marines. Ciò vuol dire che, oltre a localizzazione e distribuzione, Halifax ne cura anche la promozione sul nostro territorio.

E indovinate un po’ dove si è tenuta la press conference italiana del gioco? Al Vigamus (precisamente il 12 febbraio 2013, alle ore 11.00).

E chi linka sulla propria pagina un articolo dello squallido aggregatore di voti ItaliaTopGames (che non vi svelerò a chi fa capo perché è sempre divertente scoprirlo da soli; comunque è bello vedere come ITG sì e Metacritic no) che parla del video, presente sulla pagina ufficiale di Halifax, dell’unboxing del gioco? Indovinato! La pagina Facebook del Vigamus.

E dove potete visitare la sicuramente indimenticabile mostra su Alien (“Aliens: Transmedia Bug Hunt”), sponsorizzata da 20th Century Fox, SEGA e, ovviamente, Halifax? Ma al Vigamus, certo!

BONUS: e dove potete acquistare i libri della collana “Conscious Gaming: Manuali di Cultura del Videogioco” curata da Marco Accordi Rickards, il cui ultimo volume è titolato “Aliens: Terrore Interattivo” ed è scritto dal curatore stesso della collana? Beh, ma grazie al cazzo, al Vigamus!

Ovviamente non sono il primo a far notare questo cortocircuito, ci mancherebbe.
Qualcuno lo ha fatto anche sulla loro pagina Facebook.
Così è come appariva qualche giorno fa il post relativo alla mostra su Aliens (notare l’eleganza dell’auto-like):

Foto courtesy of... boh? L'Internet tutto. Fonte:TinyPic
Foto courtesy of… boh? L’Internet tutto.
Fonte: TinyPic

Così è come compare oggi:

mm-vigamus-2

Povero Claudio! Hai tutta la mia solidarietà!

Insomma, la morale è sempre quella: fai merenda con Girella.

Possibilmente lontano dal Vigamus e dai suoi loschi responsabili.


L’immagine completa della recensione è disponibile qui (se il link si apre in lightbox, rendendo così illegibile l’immagine, provate ad aprirlo in nuova scheda). L’ho salvata perché presagivo una deriva di questo genere.

L’articolo originale (disponibile, finché dio vuole, qui) è riportato nella sua interezza per dovere di cronaca. Ovviamente Gioca Giuè (né tantomeno io) non ha alcun diritto su di esso. Diritti che invece detiene Play Media Company Srl, come riportato in fondo alla pagina di Game Republic.

Tutti i nomi propri visibili nelle varie immagini sono stati riportati in chiaro in quanto al momento disponibili pubblicamente su Internet.

Sono le 13.58 del 18 febbraio 2013 e il mio commento su Game Republic non è ancora stato approvato.

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