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Dalla blasonata casa che ha prodotto Quake e Call of Duty, sono lieto di annunciarvi un gioco rivoluzionario dai controlli immediati e la giocabilità estremamente divertente: Interstate ’76.

Intestate '76
I favolosi anni '70

La Activision ha anche prodotto Prototype, uno di quei free roaming in cui il protagonista salta, corre, sfranteca cose nomi città animali e mestieri di mazzate e s’arrampica sui muri. Come in altri free roaming che strizzano l’occhio al parkour e alla pizzica salentina (vedi Assassin’s Creed I e II), anche in Prototype vediamo che il protagonista è dotato di un superpotere particolare: l’abilità di fare tutto quanto è stato appena menzionato senza che il cappuccio si sposti di una virgola. Se solo fosse inerente alla trama, sono sicuro che il medesimo eroe riuscirebbe a tenere delle cuffie in tasca senza che si aggroviglino, o a rialzarsi dal divano di una gattara senza peli sul maglione.

Alex Mercer
Wolverine ci fa una sega.

La storia è bene o male la stessa di Action Man: il nostro eroe, Alex Mercer, è un assassino superaddestrato che non ricorda il suo passato e sfugge dai scinziati cattivi che lo vogliono morto. Col progredire della storia acquisisce nuovi poteri e nuove memorie, grazie a simpatiche trovate di tentacle rape in cui assorbe il cervello dei suoi connazionali. I scinziati cattivi hanno creato un virus che trasforma tutti in zombis, e sguinzagliano i soldati più cattivi dell’USA per catturare il protagonista. Oh! Si sentiva proprio la mancanza di un espediente così innovativo per la trama. E qui concedetemi una piccola digressione sulla quaestio zombis.

Sono sempre i scinziati cattivi a trasformare la gente in zombis. Una volta, negli anni ’70, quando ancora riuscivamo a innamorarci e a gioire delle cose semplici, c’era la magia, c’era il vudù, c’erano i negri e la abakua e baron samedi e mephisto, e gli zombis uscivano dalle fottute pareti: erano non morti risvegliati da magia negra, dalle trombe infernali di louis armstrong e schiavi del Dio Serpente. O comunque c’era sempre un motivo plausibile per far entrare in scena uno zombis: una vendetta, una maledizione, un patto violato, l’iratittìo.

Ora invece è tutta colpa di scinziati cattivi che vogliono creare i supersoldati con un virus. Supersoldati! Come se gente con la stessa coordinazione di Fabrizio Frizzi e lo stesso odore di Gianfranco Magalli potesse essere in qualche modo minacciosa. L’unico pericolo che possono rappresentare è lo stesso di quei vecchi che, da dietro di voi, contano il numero di articoli nel vostro cestello quando siete in coda per la cassa veloce. Un calcio in gola e passa la paura.

Giancarlo Magalli
Semina terrore nel cuore di tutti noi con il suo cerone ignifugo

Per ovviare a questo inconveniente, si sono inventati gli zombis superveloci, gli zombis incendiari, gli zombis che leggono Il Giornale e via dicendo. E allora fu il degenero: per quale motivo un corpo in grado bene o male di sollevare due sacchetti della spesa dovrebbe, da cadavere, essere in grado di buttarvi addosso un motorino pieno di napoletani? Merito del virus. Per intenderci, se a me viene la mononucleosi o l’epatite, il mio unico superpotere è quello di trasferirmi da mia madre a farmi fare il riso in bianco. Nei films di zombis più moderni, invece, pur cadendo a pezzi ed essendo pieni di pustole purulente e muscoli sfilacciati, sono tutti diventati temibili macchine da guerra. Ma non divaghiamo.

Alex Mercer viene contagiato da questo virus cattivissimo che ne modifica la struttura molecolare e cellulare (qualsiasi cosa ciò voglia dire) al punto tale che diventa capace di trasformare il suo corpo in artigli, tentacoli, spine, martelli, scudi spade e ruote tagliapizza. Questo virus, inoltre, lo dota della capacità di correre sui muri all’infinito, saltare di grattacielo in grattacielo, e – cosa decisamente divertente – catturare un elicottero al volo:

 

Catturare un elicottero
Spiderman ci fa una sega.

Il gioco in questione si ambienta a Manhattan, una città che – a detta degli stessi programmatori – si evolve e cambia con il protagonista. Certo, anche la mia città cambia e si evolve con me: là dove prima c’erano gelaterie e negozi di giocattoli hanno aperto kebab e centri di massaggio tailandese. L’evoluzione di Manhattan in Prototype, però, è più sputtanata: là dove il virus si è diffuso, la città diventa marrone, mentre invece resta azzurrina nelle aree non contaminate. Aree azzurrine e aree marroni confinano tranquillamente, al punto tale che se a un incrocio potete vedere elicotteri che silurano zombis che lanciano autobus, all’incrocio dopo ci sono le vecchie che portano in giro il cane.

Nella sua ricerca della verità ammazzerà una quantità ingente di militari, zombis e civili con una facilità ridicola. Vi basti sapere che potete impalare con la vostro mano-spadona un passante per caso e, quando vi siete stufati di portarlo in giro, potete stuprargli il craneo con uno dei vostri tentacoli e assumerne le sembianze. Questa simpatica novità permette al giocatore di travestirsi da chiunque abbia appena assorbito per passare inosservato, vestiti compresi (evidentemente il virus replica anche la struttura cellulare e molecolare dei cappelli e delle sciarpe). Questo perché si ha la pretesa di fare di Prototype, in alcuni casi, uno stealth game.

Ora, lasciate che vi spieghi una cosa: se io davanti a voi corro in verticale su una parete per 400 metri, raccolgo una cisterna al volo e la tiro su una signora che sta per attraversare la strada per il puro gusto di farlo, e voi mi guardate come se niente fosse, non sono io che sono stealth, siete voi che siete coglioni. Invece sia i militari sia i civili sono pronti a scandalizzarsi se vi vedono passare con degli artigli enormi, ma se correte sull’Empire State Building e fate un elbow drop sulle automobili è tutto ok.

Ma l’aspetto più stupido di Prototype non è certo la trama (stupida) o l’IA degli NPC (stupida), ma è la sua giocabilità (tremendamente stupida). Siamo tutti d’accordo che è divertentissimo saltare di grattacielo in grattacielo facendo la gimkana tra elicotteri e buttando cassonetti addosso alle persone mentre con l’altra mano stiamo trasportando in giro una signora impalata. I programmatori hanno reso questo gioco così semplice perché – come dice quel mio amico che si fa solo le quindicenni ubriache – con tutta questa facilità ti senti potente. Ma se per fare tutto ciò basta premere shift e i tasti del mouse a sentimento, be’, a questo punto preferisco di gran lunga la versione 2d del gioco, Canabalt. Che ha pure una colonna sonora migliore.

In sostanza, per quanto possa avere spunti divertenti e faccia sentire veramente potenti, Prototype rischia di diventare noioso più velocemente di un film di Nanni Moretti.

Per queste ragioni io proclamo che Prototype merita non più di 3.

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