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Diciamo una verità inconfutabile: ogni qualvolta esce un gioco Double Fine è un po’ un evento.
Diciamo un’altra verità inconfutabile: ogni gioco Double Fine o è un capolavoro (Psychonauts) o ci manca poco (Brütal Legend); anzi, più semplicemente, ogni gioco che ha Tim Schafer nei titoli di coda.
Diciamo l’ultima verità inconfutabile: anche se scrivo al plurale, non ho un gruppo di amichetti invisibili a scrivere con me, ma sono triste e solo, nella mia stanza in penombra con la tapparella giù e la poltiglia. I brufolazzi li abbiamo persi in adolescenza, almeno quello.

Giochi per persone belle.

Il 20 ottobre 2010 è uscito il terzo gioco firmato Double Fine, e se non è un capolavoro, poco ci manca.
Concepito nelle Amnesia Fortnights, cioè i periodi in cui Brütal Legend non aveva un publisher (tutta quella storia con Activision e il suo capo rosicone) e quindi quel burlone di Tim Schafer, invece di far lavorare a buffo i suoi ragazzi, li costringeva a dividersi in piccoli gruppi e ideare nuovi prototipi di giochi.
Costume Quest è l’idea di Tasha Harris (adesso lead animator in Double Fine, ma prima animator in Pixar, mica olive), più precisamente una sua idea d’infanzia: cosa ci può di più legato all’infanzia, per un americano, di Halloween e dei propri videogiochi prediletti in gioventù? Noi ci butteremmo dentro anche il KFC, ma pensiamo che sia più un’ardente passione personale che altro.

Nei panni di un bambino o della sorellina (io ho scelto il fratellino perché a Street Fighter usavo Ryu e mi stavano sul cazzo i maschi che usavano Chun-Li) bisogna andare in giro per il vicinato a chiedere dolcetti o scherzetti.
Ma! Alcune case sono abitate da orrendi mostri tipo goblin che non si sa perché vogliono tutti i dolcetti del circondario e scambiano l’orrendo costume della sorellina per una caramella quindi la rapiscono, lasciando il fratellino carico di felicità per l’allegra dipartita della sorellina, però oh: solo lui può maltrattarla, quindi parte alla sua ricerca.

Costume Quest non è altro che un RPG a turni, in pieno stile giapponese, che mutua elementi da Earthbound e dai vari Super Mario RPG / Paper Mario, a cui vanno aggiunti gli eccezionali dialoghi di Tim Schafer e la creatività malata di Tasha Harris.

Andando in giro per i vari livelli si potranno incontrare altri bambini in costume, trovare carte collezionabili, francobolli power up, ma soprattutto altri costumi!
A seconda del costume indossato, in battaglia cambiano il proprio aspetto e i propri poteri. Sì, perché se nella “realtà” i costumi sono fatti di tessuti di scarto e cartapesta, in battaglia sono delle loro versioni giganti e fichissime! Se nella realtà il protagonista ha una maglietta blu e un casco ricavato dalla scatola di un pandoro dipinta di blu, in battaglia è un mega robottone con pugni razzo e razzi dal petto! Mica olive!
E se questo non vi basta, sappiate che il mio attuale party è composto da: fratellino – robottone blu; bambina occhialuta – statua della libertà (con tanto di inno americano durante il suo attacco speciale); bambino negro – ninja.
Ecco, avete capito bene: ho un ninja negro nel gruppo. Now you’re fucked!

Trick or jizz?

Una pecca una (e non per noi): l’eccessiva semplicità del tutto.
Seppure i combattimenti mantengono l’interesse e per la varietà di costumi e attacchi e per la componente real time alla Super Mario RPG (cioè premere il tasto giusto al momento giusto per fare più danni o riceverne meno), alla fine è più che evidente uno squilibrio a favore dei casual gamer piuttosto che dei nerd del cazzo che passano 15 ore al giorno a smanettare le statistiche dei personaggi e progettare la caratteristica da incrementare al prossimo level up.
Ma non è quello lo scopo di Costume Quest, quanto invece rilassare e divertire (e ingarellare con gli oggetti collezionabili) per qualche ora in attesa dei super duper party di Halloween americani. O di quelli lamer e rottura di cazzo italiani stile capodanno che uno deve festeggiare per forza poi non ci si trucca perché alla fine sticazzi e gli altri ci rimangono male e la festa è rovinata.

Disponibile su PSN e XBLA (sucate pc-isti) a 11.25€ o ∏p|n;p≥3(1-(1/(p-1)2)) ∫2n dx/ln2x Microsoft Points. Però son soldi ben spesi, azzuio!

Playstation 3

GRAFICA

+ coloratezza e cutezza senza limiti
– occasionali e insensati cali di frame
85

SONORO

+ effetti fichi e azzeccati
+ in un posto c’è il tema del Camp di Psychonauts!
90

GIOCABILITÀ

+ è un RPG in cui devi premere altro oltre a ×
+ è facile e ammè me piace così
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