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local_offer Gli Specialoni

Aaaaah l’estate, il mare, il sole, il calippo (avete notato che i maschi il calippo dopo i 14 anni smettono di comprarlo?), GLI ESAMI DI MATURITA’, questo scoglio gigantesco in mezzo al mare del divertimento che l’estate ci offre. Migliaia di giovini, nel momento in cui scrivo questo articolo, si stanno cimentando nella prova scritta, con le tasche colme di temàri, che diciamocelo, a chi cazzo sono mai serviti i temàri? cioè io ancora oggi mi chiedo, ma funzionano sti temàri??? Sticazzi, io la maturità l’ho fatta a casa con l’insegnante di sostegno, quindi dovevo passa’ per forza.

In realtà quello di cui mi interessa parlare sono i quattro anni precedenti al conseguimento del diploma. Eh sì, perchè è stato in questo periodo che la mia attività di videogiocatore ha raggiunto il suo picco, con un rapporto inversamente proporzionale al mio rendimento scolastico.

M:”Hai studiato per il compito di domani?”
TS:”Sì mamma, so a memoria tutta la sequenza evolutiva delle auto in Rage Racer”

Intendiamoci, sicuramente la citazione contenuta nel titolo è impropria, certo Venditti non si è ucciso di videogiochi, era solamente una zappa a scuola.

La dipendenza da videogiochi esiste davvero o è solo uno spauracchio usato dai telegiornali quando qualche ragazzo per bene lancia breccole da un cavalcavia a cavallo di un missionario cieco?

La mia risposta è sì, non per le ovvie esperienze personali ma perchè ho visto persone insospettabili diventare dipendenti.

Caso Clinico

Antonio, anni 63, periodo dipendenza: gennaio 1992 – dicembre 1993, ormai disintossicato.

Antonio è un uomo comune, lavora, mantiene la famiglia, lavora, insomma a serious man direbbero i Coen. Un giorno vede suo figlio che gioca con un oggetto a lui semisconosciuto, un oggetto che ha un nome femminile, Amiga la chiama il piccolo TS. Tornato stanco dalla lunga giornata di lavoro un suono irritante turba la sua cena, incuriosito Antonio entra nella stanzetta del bimbo e vede sullo schermo tanti mattoncini colorati che vengono distrutti da una pallina bianca che ad ogni rimbalzo fa un suono a dir poco fastidioso: è l’inizio della fine. Antonio viene rapito da questo semplice eppure accattivante giochino. Con il passare del tempo ne capisce la struttura, le sfumature. I suoi colpi si fanno precisi, eleganti, movimenti da fuoriclasse. Compaiono i primi problemi. Quando TS è a scuola e lui è in casa si piazza a giocare e cascasse il mondo niente lo smuove, il telefono, che cazzo è?  TS e mamma TS possono aspettare svariati minuti prima che la porta di casa venga aperta, perchè lui ci ha da finire la partita prima di alzarsi e venire ad aprire. Immaginatevi lo shock di Antonio quando viene a contatto con Tetris per Game Boy, la storia si ripete. Le lamentele di TS non servono a niente, Antonio non lo fa giocare se prima non finsce lui, diventa un vero bullo da sala giochi. A fermarlo e a disintossicarlo brutalmente ci pensano mamma TS (non voglio sapere come ha fatto), e con il tempo l’evoluzione stessa del videogame, che ha portato il gioco su soglie meno fruibili per un figlio del 1949.

Se non è dipendenza questa, niente lo è.

Il fattore curioso in questa storia della dipendenza è che non sempre si è dipendenti da giochi belli, tutt’altro. A volte si va in fissa con dei giochi che, a posteriori, erano delle immani cacate. Per esempio andare in fissa con Rage Racer 2 non era normale, la grafica era bella (negli FMV) ma nel gioco le piste erano migliaia, tutte uguali. La macchina per curvare dondolava e le collisioni poi che ve lo dico a fa’… A volte penso, tornassi indietro…  (lo rifarei)

Esistono anche le dipendenze collettive, come quando ci si passa la siringa. Io e i miei amici (che ora sono il mio staff di consulenza per gli articoli di GG) eravamo andati in fissa con Time Splitters, sparatutto in prima persona senza trama che però aveva una componente multiplayer molto solida. Non c’era fregna che tenesse (beh per qualche elemento del gruppo sì, ma non ero certo io): l’estate si passava lì, niente mare, niente granite, solo arene di Time Splitters. Arrivammo a costruire un rudimentale strumento in cartone per dividere lo schermo (12 pollici al massimo) in 4 affinchè nessuno guardasse l’inquadratura dell’altro. Poichè il gioco aveva una discreta componente editor, con le planimetrie alla mano costruimmo un livello che includeva i nostri appartamenti. E poi c’è gente che si lamenta se il figlio si droga.

il primo episodio era imbarazzante sotto molti aspetti, Time splitters 2 e 3 invece furono capolavori non capiti dai più

Il mio articolo vuole essere un invito per tutti a raccontare le vostre dipendenze, ma non a me, sono la persona sbagliata (vd. Articolo precedente).

9 querele

ma quanto so brutte le copertine coi personaggi poligonal gommici ’90 orendi come quella di time splitters? tipo “guardate è TREDDI’! POLIGONALE EH!”

Controquerela

i tornei estivi di Time Splitters sono stati uno dei motivi per cui in seconda liceo le ragazze non mi toccavano nemmeno con la punta di una stampella.
Ne è valsa la pena? SI!!!11!11!!1uno

Controquerela

chahas che tenerello!!! quand’è che vieni qui a roma a picchiare copons con il bastone?

Controquerela

guarda m’hanno appena spiegato che ad agosto non lascerò l’italia quindi BOH, ad agosto?

Controquerela

anche se mi da molto fastidio il fatto che due geni assoluti come te e come dj kimchi siano contesi e richiesti all’estero, ok la fuga di cervelli, però prima scappava all’estero solo gente anonima che non faceva niente se non sviluppare nuove bellissime ricerche scientifiche, ma insomma parliamoci chiaro non aveva vita sociale nemmeno sull’internet. Ora invece il temibile ESTERO ci sta portando via pure la gente che crea gran sfunezzo sociale entropico e pazzo, non ci sto :(

Controquerela

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